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Postato by on 15 Ott, 2016 in Prima Pagina, Qui Castellammare | 0 Commenti

Acqua pubblica si va in aula

Acqua pubblica si va in aula

Giunge tra i banchi dell’aula Falcone e Borsellino la discussione sul tema della ripubblicizzazione dell’Acqua.  Archiviata la campagna elettorale è l’ora di fare sul serio nell’aula di Palazzo Farnese.  A presentare la mozione i gruppi di opposizione che intendono ” promuovere una riunione con gli altri Sindaci e i comitati che si stanno da tempo battendo per la ripubblicizzazione dell’acqua, per : – verificare la condivisione sulla proposta della costruzione di una vera Società strumentale, o di un’Azienda speciale consortile di diritto pubblico,dei comuni dell’Agro Sarnese Vesuviano e gli altri Enti richiamati; – avviare incontri con la Città Metropolitana, la Regione Campania e il Comune di Roma”

ecco il testo della mozione

mozione

I sottoscritti Consiglieri comunali
Premesso che :
Il bilancio 2015 della società GORI S.p.A. presenta criticità tali da indurre la stessa società di revisione RECONTA ERNEST &.- YOUNG SpA ad affermare l’impossibilità ad esprimere un giudizio (“dichiarazione di impossibilità ad esprimere un giudizio”).
E’ vero che tale bilancio chiude con 12,5 milioni di euro di utile, ma a tale utile si perviene dopo aver contabilizzato:
a) una sopravvenienza attiva 2015 relativa agli effetti della Delibera dell’Autorità 338/15 (con la quale sono stati determinati d’ufficio i valori del moltiplicatore tariffario riferiti a Regione Campania, per il periodo 2012-2015) per 27,8 MILIONI DI EURO (si tratta di un provento straordinario che NON SI RIPETERA’ nei successivi esercizi);
b) conguagli tariffari da recuperare (bollette ANCORA DA EMETTERE) per complessivi 203,2 MILIONI DI EURO (di cui 122,4 maturati a tutto il 2011 e 80,8 maturati dal 2012 al 2015) sui quali la società di revisione punta l’attenzione, tanto da non certificare il bilancio lasciandone ‘intuire’ l’estrema incertezza della riscossione. Infatti, gli stessi amministratori sono costretti a ricordare nella relazione sulla gestione che: “Relativamente a queste ultime, si ricorda, come già illustrato, che il Tribunale Amministrativo della Regione Campania si è pronunciato con 4 sentenze (promosse dai comuni di Angri, Casalnuovo e Nocera Inferiore e dall’Associazione Federconsumatori) per la declaratoria di nullità delle delibere dell’Ente d’Ambito n. 43 del 30/06/2014 e n. 46 del 03/07/2014. Per effetto delle suddette sentenze, la Società non ha più potuto recuperare le partite pregresse ed ha provveduto ad emettere note di credito per l’annullamento delle succitate fatture emesse nel 2014 aventi ad oggetto “recupero fatture pregresse”. La GORI ha presentato ricorso presso il Consiglio di Stato per la riforma delle sentenze del giudice di prime cure.”
Se si depurasse il bilancio dalla sopravvenienza attiva e dal 50% di tali presunti recuperi tariffari, il bilancio chiuderebbe CON UNA PERDITA DI 116,9 MILIONI DI EURO.
La stessa società di revisione, peraltro, nella sua relazione parla di “CRITICITA’ relative alla CAPACITA’ della SOCIETA’ DI FAR FRONTE AI PROPRI IMPEGNI”, limitandosi a riferire che la Società, proprio per farvi fronte, ha presentato agli enti competenti un’istanza “di riequilibrio economico-finanziario che prevede una serie di misure ed attività che riguardano, tra l’altro, il recupero dei conguagli tariffari ante e post 2012, la rateizzazione di alcune posizioni debitorie e la richiesta di accesso a misure di perequazione finanziaria…”.
Trattasi, dunque, di una Società che sta tentando di risolvere i propri enormi problemi appellandosi al principio condensato in due righe a firma degli amministratori inserite nella relazione sulla gestione: “L’obbligo di garantire l’equilibrio economico finanziario della gestione del SII è peraltro ribadito più volte nell’ambito del vigente quadro legislativo nazionale e comunitario”.
In altre parole, si pretendono poteri tariffari tali DA RENDERE COMUNQUE IN PAREGGIO LA GESTIONE ribaltando sull’utenza MILIONI E MILIONI DI EURO DI CLIENTELE, SPRECHI ED INEFFICIENZE.
Questo dato interessa i cittadini di Castellammare sia come partecipanti al consorzio Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano, titolare del 51% del Capitale Sociale, sia per la presenza in tale compagine societaria dell’ASAM in liquidazione.

Considerato che :
il bilancio rappresenta un fermo immagine su una vicenda che si trascina da un quindicennio.
In estrema sintesi, la scelta della modalità di gestione con una società mista con il socio privato ( il Sarnese Vesuviano S.r.l., titolare del 37,05% del Capitale Sociale, partecipato per il 99,3% da ACEA S.p.A. capogruppo–mandataria di una Associazione Temporanea di Imprese, di fatto dominus, in virtù dei patti parasociali sulla gestione), rende i cittadini, nella loro duplice veste di proprietari e di clienti, nient’altro che spettatori e vittime, oggetto di decisioni e scelte assunte e di cui possono solo “pagare” le conseguenze.

Valutato che:
la sempre più evidente trasformazione di GORI in un esercizio periferico di ACEA (basti considerare la dipendenza gestionale che l’implementazione della piattaforma gestionale scelta dalla stessa ACEA, presso la quale rimarrà il kernel degli applicativi, realizzerà di fatto) acuirà le tensioni con i cittadini che vedranno sempre più distanti i meccanismi decisionali e le sedi di discussione che concernono i loro territori. Già oggi le Amministrazioni comunali, apparentemente proprietarie, moltiplicano i ricorsi contro quella che dovrebbe essere la loro società.

Tenuto conto:
– che molti degli investimenti, che rappresentano la motivazione della scelta della società mista, avvengono con modalità di totale finanziamento pubblico. Ad esempio: RI.GR.186 “Agglomerato di Napoli Est – Comune di Ercolano – Adeguamento funzionale e completamento del sistema fognario del Comune di Ercolano – Stazione di sollevamento di Via Macello collegamento alla galleria vesuviana ed opere necessarie. Collettamento.” L’intervento, è finanziato dalla Regione Campania nell’ambito dell’Accordo di programma quadro “Interventi di rilevanza strategica regionale nel settore della depurazione delle acque” di cui alla Delibera CIPE 60/2012 sottoscritto tra il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il Ministero dello Sviluppo Economico e la Regione Campania.
Oppure: RI.GR.170 “Comune di Torre del Greco – Collettamento dei reflui all’impianto di depurazione di Foce Sarno”. Il progetto ha l’obiettivo di realizzare il collettamento ed il trattamento dei reflui del Comune di Torre del Greco all’impianto di depurazione di Foce Sarno.”
Ed ancora. RI.GR.199 “Comune di Torre Annunziata – Opere di completamento della rete fognaria;
poco si vede la volontà, da parte del socio privato, di anticipare capitale in infrastrutture da recuperare in tariffa attraverso la gestione che è l’essenza di una concessione di gestione del servizio.
– del forte l’incremento, di un contenzioso con l’utenza ; in numerosi casi il TAR ha accolto i ricorsi dell’Associazione Federconsumatori Campania e dei Comuni di Angri, Casalnuovo di Napoli e Nocera Inferiore dichiarando nulli i provvedimenti del Commissario Straordinario relativi alle cd. Partite Pregresse ante 2012 [vedi le sentenze nn. 4846, 4848, 4849, 4850 del 15/10/2015 del TAR Campania/Napoli (Sezione I)].
– che la questione centrale, in ogni caso, appare essere quella delle citate partite pregresse alle quali è legato l’enorme problema del contenzioso con la regione Campania che, di fatto, induce la società di revisione a non esprimere giudizi su un bilancio oggetto ad alee così significative.

Appare ,inoltre, indispensabile fare in modo che al contenzioso giudiziario con la Regione Campania si sostituisca un contenzioso politico.
L’accordo del 24 giugno 2013 sottoscritto tra Regione Campania, Ente d’Ambito, Acqua Campania S.p.A. e GORI S.p.A., in attuazione della delibera della Giunta Regione Campania n. 171 del 3 giugno 2013 e del successivo Atto Aggiuntivo, era relativo alla tariffa applicata dalla Regione (e riscossa dalla concessionaria Acqua Campania S.p.A.) per i servizi regionali di fornitura di “acqua all’ingrosso” e di “collettamento e depurazione delle acque reflue” erogati in favore dell’ATO 3, in quanto in contrasto con quella, più bassa, prevista dal Piano d’Ambito dell’ATO 3. È questa una situazione generata dall’essere, la Regione Campania, un soggetto gestore del servizio idrico integrato (in realtà il maggiore) sostanzialmente escluso dal progetto di riforma previsto dalla stessa legge regionale 18 gennaio 2016 che rinvia al costituendo Ente Idrico Campano l’eventuale ridisegno del sistema; per tale motivo, è opportuno che gli enti locali avviino un confronto con la regione perché sia superata la frammentazione gestionale esistente, nonché la pericolosa illusione di caricare sui cittadini attraverso improbabili “conguagli” i costi di un ventennio di ritardo nell’applicazione della legislazione di settore in una Campania caratterizzata da interminabili gestioni commissariali, illusori projectfinancing e mancata gestione industriale nei territori.

Evidenziato che :
il problema, oltre che contabile, come appare evidente è politico perché implica il rapporto con le popolazioni e le amministrazioni interessate; perché la gestione, essenzialmente per responsabilità del socio privato, ha condotto la società in un cul de sac. Le conseguenza di un fallimento, tuttavia, potrebbero ricadrebbero principalmente sugli enti locali soci, sui lavoratori e sui cittadini in termini di aggravio tariffario;
Preso atto che occorre lavorare a una diversa strategia la nostra proposta è di esplorare, d’intesa con gli altri Sindaci, con la Città Metropolitana e la Provincia di Salerno, un’altra strada: quella del riacquisto delle quote in mano ad ACEA ,-a un valore da concordare considerate le reali perdite accumulate -, da parte dei comuni dell’ATO e la costruzione di una vera Società strumentale(o di un’Azienda speciale consortile di diritto pubblico)dei comuni dell’Agro Sarnese Vesuviano. L’Azienda speciale di Napoli ABC el’esperienza degli ultimi 13 anni dell’Acquedotto pugliese dimostrano che è possibile ( ed è anche più facile) che un’azienda di totale proprietà pubblica effettui un profondo risanamento gestionale ed economico contando su un rapporto trasparente con le sue istituzioni territoriali;
per dare concretezza e forza alla proposta della gestione pubblica dell’acqua, appare essenziale il ruolo della Città Metropolitana atteso che l’art.37 del suo Statuto recita: La Città metropolitana si impegna a realizzare il governo dell’acqua, risorsa pubblica, su scala metropolitana e provvede, nell’ambito delle proprie competenze, al reinvestimento degli utili del servizio idrico integrato nel servizio stesso; assicura la proprietà pubblica delle reti; garantisce qualità ed efficienza del servizio, uso razionale ed accessibilità per tutti, secondo principi di equità e di tutela delle fasce deboli;

Tutto ciò premesso
Il Consiglio Comunale impegna il Sindaco e l’Amministrazione Comunale a promuovere una riunione con gli altri Sindaci e i comitati che si stanno da tempo battendo per la ripubblicizzazione dell’acqua, per :
– verificare la condivisione sulla proposta della costruzione di una vera Società strumentale, o di un’Azienda speciale consortile di diritto pubblico,dei comuni dell’Agro Sarnese Vesuviano e gli altri Enti richiamati;
– avviare incontri con la Città Metropolitana, la Regione Campania e il Comune di Roma

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