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Postato by on 17 Ago, 2017 in Bar dello Sport, Prima Pagina | 0 Commenti

Addio alla “tessera del tifoso”: ultimo tentativo per riportare gente allo stadio.

Addio alla “tessera del tifoso”: ultimo tentativo per riportare gente allo stadio.

Addio alla “tessera del tifoso”: ultimo tentativo per riportare gente allo stadio.

Di Jacopo Petruccione 

Il protocollo d’intesa, siglato la settimana scorsa da Figc, Coni, Ministro dell’Interno, Ministro dello Sport, Lega Seria A, Lega B, Lega Pro, Lnd, Aic, Aiac e Aia ha spedito nel cassetto la Tessera del Tifoso dopo sette anni.
Introdotta nel 2009 ed entrata in vigore nel 2010, in attuazione di una direttiva di Roberto Maroni (allora Ministro dell’Interno nel quarto Governo Berlusconi), aveva come scopo quello di “riportare le famiglie allo stadio”, isolando i violenti, attraverso l’identificazione dei tifosi presenti in una determinata manifestazione sportiva.
Anche se, a ben ricordarsi, la “carta del tifoso” era stata istituita nel 2005, molto prima dell’affrettata direttiva del Viminale, con l’intento di offrire un documento al tifoso, eliminando falsificazione di biglietti, file ai botteghini e bagarinaggio.
Dopo gli scontri di Catania, nel derby con il Palermo dove perse la vita il commissario Raciti nel 2007, però, si è avviato un processo di acceleramento per attuare norme più repressive per il “reato da stadio”.
La direttiva Maroni ha, tuttavia, mostrato negli anni tutte le sue lacune, partendo dalla figuraccia di obbligare a far sottoscrivereuna tessera che però non era solo una mera tessera ma anche una carta di debito, per finire all’esser causa dello svuotamento degli stadi (solo in serie A il 10% di spettatori in meno negli ultimi tre anni).
Il mondo ultras ha, sin da subito, mostrato tutta la propria contrarietà, soprattutto a causa dell’art.9 L.41/2007 della normativa di riferimento, che, effettivamente,necessita di correzioni per eliminare alcune assurdità.
Una su tutte è rappresentata dal caso in cui una persona riceve un Daspo per due anni, e per quel periodo è inibito dall’ingresso allo stadio.
Passati due anni ,può tornare allo stadio, in quanto la questura non lo reputa più pericoloso, ma il processo relativo al reato da stadio però termina a distanza di 5 annied il tifoso viene condannato in primo grado; a questo punto, dal momento della condanna, per altri 3 anni, il condannato, in primo grado, non potrà più comprare il biglietto e dunque sottoscrivere la tessera del tifoso.
Ulteriore aspetto negativo, che sfiora il ridicolo,è rappresentato dalle numerose “trasferte vietate” in questi anni, nonostante la tessera ed anche per i possessori della predetta.
Si sono colpiti i diritti di una stragrande maggioranza per limitare gli eventuali danni di un’ esigua minoranza, probabilmente per ridurre il rischio che non più di 1.500 persone (dati statistici dei ‘Daspati’ con obbligo di firma) entrino allo stadio.
In sostanza hanno schedato tutta Italia perché non si riusciva a gestire una minima percentuale, nonostante la nominatività dei tagliandid’accesso alle manifestazioni sportive.
Ora si andrà verso l’eliminazione graduale in tre anni e se ne occuperà il presidente dell’Osservatorio nazionale, Daniela Stradiotto, che ha come fine preciso quello di riportare le famiglie allo stadio.
Una delle principali novità introdotte con l’abolizione della Tessera del Tifoso riguarda l’emissione dei tagliandi delle gare non a rischio, che potranno essere acquistati anche il giorno della gara dai tifosi ospiti dei settori non appositamente dedicati.
Inoltre torneranno sugli spalti anche (e finalmente di nuovo) tamburi e striscioni.
Le società, di conseguenza, dovrebbero così emettere delle carte di fidelizzazione, in modo tale che l’acquisto del biglietto o di un abbonamento non sia più legato al possesso della tessera.
Ovviamente, il colmo è assistere a proclami cheprovengono, nel mondo del calcio e non solo, dagli stessi personaggi che, circa 8 anni fa, l’avevano approvata e sostenuta.
L’impressione è che gli scopi del 2009 siano nettamente falliti e che siamo di fronte ad un tentativo disperato per recuperare gli spettatori negli stadi, tra l’altro sempre più fatiscenti ed obsoleti.

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