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Postato by on 29 Nov, 2015 in Qui Castellammare | 0 Commenti

Al Pd non si può volere bene

Al Pd non si può volere bene

Di Giuliana Caso

Commovente strappacore sfumato di anni 80 e venato di polverose nostalgie è l’appello dei giovani Pd che gira sui social da qualche giorno, e induce dai remoti visceri puntute riflessioni. A partire dal titolo. Pd ti voglio bene. Ohibò. Un ossimoro dispiegato in quattro parole. Cominciamo. Al piddí non si può volere bene, datosi che l’affetto è categoria dello spirito, sostanza immateriale e aerea, che nasce da emozioni e condivisioni e si alimenta di carne e sangue, di polvere e manifesti, di comitati cittadini fumosi e affollati quando veramente pensavi di contare qualcosa tra dieci cento mille genti come te e poi c’era lo sguardo lungo sul mondo e davvero importava cosa succedeva in Salvador o in Afghanistan e poi ci si chiamava compagni e lo si era per davvero uniti da quel filo rosso rosso di pensarla uguale sulle brutture del mondo sul bene e il male sui buoni e i cattivi. Non si può voler bene a chi è nato senz’anima, fecondato medicalmente senza amore alcuno, senza colla senza miti senza passato e con un futuro che se è uguale a presente meglio che non ci sia. Non si può volere a bene a chi si autodefinisce ancora ex qualcosa, chi spartisce deleghe e cariche secondo il manuale rigoroso dell’un po’a noi e un po’a loro, laddove dovrebbero essere unici. Non si può perché tafazzismo dopo tafazzismo la nostra stupefazione è diventata sdegno, il vediamodovevoglionoarrivare è scoppiato nelle mosse più sbalorditivamente assurde. Non si può perché al governo stanno con la destra, non si può perché qua invece ci sono i padroni che decidono perché portano i voti, e i voti non puzzano, purchessia. Non si può volergli bene perché troppe volte ci ha fatto turare il naso e mettere una x dove non avremmo mai voluto, nel nome di nonlifacciamovinceresiamocomunquemeglionoi. Non si può, perché il fantasma che si aggira nell’Europa è quello del liberismo che ci hanno fatto piacere, e che adesso abita qui e abbatte uno ad uno tutti i diritti acquisiti, nel suo nome. Non si può, perché ci ha umiliati e offesi, ha ridotto la nostra città a periferia povera e malavitosa della costiera ricca e scintillante. Ecco perché quelle stanze di corso Vittorio Emanuele stanno cadendo a pezzi. Ecco perché devono farlo. Perché lì dentro non c’è più amore. Aggiustate pure oh giovani prodi, datele una mano di bianco e buttate via i mobili vecchi, fatene un call center elettorale, perché solo in quelle occasioni ormai adesso interessa a qualcuno. E, per amore di chiarezza, il maestro Gargiulo l’affresco l’aveva fatto per il Pci.

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