Pages Menu
TwitterFacebook
Categorie

Postato by on 9 Feb, 2017 in Prima Pagina, Quarta pagina | 0 Commenti

Camminare l’Italia per costruire la sinistra 

Camminare l’Italia per costruire la sinistra 

Camminare l’Italia per incontrare la Sinistra. Napoli – ‘’ Camminare l’Italia per Incontrare la Sinistra’’ è l’iniziativa che si svolgerà il prossimo sabato 11 Febbraio alle ore 10,00 presso la Sala Nugnes in via Verdi. Un appuntamento voluto da un folto gruppo di non iscritti e iscritti a Sinistra Italiana che hanno scelto di non partecipare al congresso nazionale di Sinistra Italiana ‘’Con Sinistra Ecologia e Libertà abbiamo condiviso e sostenuto un tentativo, nobile e coraggioso: ricostruire un’autonomia della sinistra nella società e nelle istituzioni, quale pre-condizione imprescindibile per realizzare una più larga coalizione democratica, riformatrice e di progresso. Dal congresso di Riccione in avanti, tuttavia, l’autonomia s’è progressivamente tradotta in una perdita del contatto con la realtà, la ricerca programmatica in mero autocompiacimento intellettuale, generando un’assoluta incapacità di fare i conti con l’urgenza delle cose e la concretezza dei problemi del Paese. Una deriva alimentata e irrobustita, in una serie di successivi appuntamenti di elaborazione e confronto, pretenziosi a parole quanto inutili sotto il profilo dei fatti. Tutti segni rivelatori di un gruppo dirigente nazionale largamente inadeguato, quanto preoccupato di neutralizzare una discussione vera, potenzialmente in grado di sfidare e contendere scelte, poteri e rendite di posizione. La diaspora silenziosa è stata la scelta di tanti che non hanno condiviso quell’impostazione, segnando un progressivo sfarinamento organizzativo.Per tutte queste ragioni, alcuni di noi hanno deciso di non partecipare all’imminente congresso costitutivo di Sinistra Italiana, giudicandolo fuori fase rispetto al fermento che si avvertiva, per gli spazi e le possibilità che si stavano aprendo in tante parti del mondo della sinistra e anche nel Pd. Altri invece hanno provato a correggerne l’impostazione, per impedire che rappresentasse l’esito conclusivo di una lunga e devastante torsione minoritaria. Un tentativo generoso, ma di certo inutile, come i fatti hanno ormai ampiamente dimostrato. Per tutti, in ogni caso, è venuto il momento di tirare le somme e di sottrarsi a ogni deriva autoreferenziale, provando invece a contribuire all’apertura di una nuova stagione di ricerca politica della Sinistra.

È sotto i nostri occhi che Il terrorismo, la fame, l’estensione delle aree di povertà, le tensioni dovute al tema dell’accoglienza del flusso inarrestabile dei migranti, stanno alimentando dinamiche sociali imprevedibili e rinverdendo tensioni internazionali che, con il tramonto del secolo breve, credevamo sopite per sempre. Questi temi – assieme a quelli della sfida ambientale, alla redistribuzione delle risorse, alla necessità della creazione di una diversa, compiuta dimensione sociale e istituzionale dell’Europa (capace di delineare nuove regole, nuovi contenuti e modelli sociali produttivi di fronte al fallimento del modello liberista) – richiederebbero una rinnovata capacità di lettura attraverso la rottura dei vecchi schemi categoriali. È una necessità che si fa ancora più urgente per l’Italia, dove tutti i parametri legati alla crescita, i problemi aperti con l’Unione, la presenza di mafie e camorre, la corruzione dilagante, il clima che si respira più in generale a livello internazionale, evidenziano che il nostro è uno dei Paesi più esposti al rischio emarginazione e declino.

E sarebbe il Mezzogiorno, già oggi in grande difficoltà, a subirne i danni maggiori. Servirebbe una sinistra capace di misurarsi con queste sfide. Servirebbe la Sinistra, perché quella da cui proveniamo, appunto, non è stata sempre in grado di leggere la complessità dell’esistente ed ha invece spesso operato semplificazioni sia dei comportamenti elettorali che di quelli sociali, classificando spesso tali comportamenti sotto la categoria dei “populismi” miopi e senza sbocchi.

Non era la lettura corretta, in presenza di un mondo profondamente cambiato. Prenderne atto non significa arrendersi, ma acquisire consapevolezze che ci sono profonde innovazioni da introdurre.

La sinistra e le forze democratiche devono alzare lo sguardo, avere ambizioni più alte, ridare la speranza che possa tornare a costruirsi un mondo più equo e a rappresentare i bisogni, le paure e le sofferenze. Tutto il campo di forze con cui sarebbe utile costruire un percorso comune dovrebbe saperle guardare quelle angosce, ma soprattutto dovrebbe essere capace di cogliere e raccogliere la disponibilità a lottare che pur si manifesta, soprattutto tra quelle nuove generazioni che sono state protagoniste della battaglia referendaria in difesa della democrazia e della Costituzione della Repubblica. Anzi, la stessa portata della risposta nel voto referendario, l’incapacità a cogliere la maturità e l’attenzione proprio dei giovani nel respingere la demagogia, ci hanno mostrato, se mai ce ne fosse bisogno che non siamo più in sintonia con questo Paese, che non ne comprendiamo più il sentimento.

Proprio dopo il referendum, invece di “chiudersi dentro“, di realizzare il “miracolo delle tessere”, avremmo preferito che si riflettesse sull’utilità dello svolgimento del congresso di Sinistra Italiana. Sarebbe stato utile aprirsi, provare a incontrare pezzi di Paese, realtà in movimento, forze dell’università, giovani, mondo del lavoro. Avremmo preferito che si fosse scelto di “camminare per l’Italia”, costruire un racconto frutto dell’ascolto delle persone, far partire da queste esigenze le idee da mettere al centro della sfida per il cambiamento. Si sarebbero evitate inutili lacerazioni. Forse ancora oggi sarebbe stato quanto mai necessario ascoltare i compagni e le compagne che avvertono disagio per la contesa che si sta rappresentando, una contesa che non rende giustizia alla storia del percorso che si è fin qui dipanato.

Pensiamo che questo sia il tempo dell’agire collettivo, nessuna forza piccola, isolata e marginale può dare risposte ad un mondo che si ripiega su se stesso e si individualizza sempre più. Così come pensiamo che nessuna forza possa ritenersi autosufficiente. Le domande che vengono dalla società hanno bisogno di senso di appartenenza, di comunità e della consapevolezza di non dover essere soli ad affrontare la complessità delle sfide. Essere lievito, riaprire la partita, sono state evocazioni bellissime che oggi, ancora di più, abbiamo il dovere di praticare. Non è e non può essere un lavoro semplice, richiederà tempo, imporrà un serio momento di riflessione, ma è un lavoro che va fatto, con umiltà e generosità. Noi intanto ci diamo appuntamento il giorno 11 febbraio alle ore 10.00 a Napoli (Sala Nugnes, via Verdi, 35) per cominciare questa discussione aperta a tutti’’

Twitter
Facebook
Google+
http://www.larticolonline.it/camminare-litalia-per-costruire-la-sinistra/

Inserisci un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *