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Postato by on 26 Nov, 2016 in Almanacco, Cultura, Prima Pagina, Qui Castellammare | 0 Commenti

Fratielle e surelle

Fratielle e surelle

Fratielle e surelle, ‘o Rusario ‘a Madonna! ogge è ‘a primma stella d’ ‘a Madonna”. Gli stabiesi si sono svegliati con questa voce che da secoli accompagna le albe dei cittadini di Castellammare fino all’8 dicembre. Nell’era di internet, del consumismo sfrenato, della religione a uso personale, ci sono rituali che tra fede e tradizione rivivono ogni anno. “Fratielle e surelle” è uno di questi. Usanza tipicamente stabiese, nei giorni della Dodicina, quelli che precedono l’Immacolata, dal 26 novembre appunto all’8 dicembre, tra le strade dei diversi quartieri della città, alle prime luci del giorno, mentre la maggior parte delle persone è ancora al caldo sotto le coperte, per fede o per assolvere ad un voto per grazia ricevuta, uomini dalle età più disparate danno “la voce”. Con la pioggia, con il freddo, nulla ferma questi fedeli che, nel richiamare chi ancora dorme a pregare, eseguono una sorta di cantilena. Non si sa quando sia veramente cominciata questa usanza. Secondo gli storici locali, dovrebbe, risalire alla fine del ‘700, o quanto meno alla metà dell’800, quando in una notte di mare in tempesta un pescatore stabiese fu l’unico superstite di un naufragio. Nel mare in tempesta il pescatore, tra onde altissime, invocò l’aiuto della Madonna. Al suo gridare ““Mamma, Mamma ‘e tutt’‘e Mamme, aiutame tu” gli apparve una luce così forte e accecante che la notte gli sembrò giorno. Era l’Immacolata Concezione. Il pescatore, sfuggito, al mare in burrasca , fece voto alla Vergine Immacolata che se gli avesse salvato la vita, le avrebbe dedicato ogni anno dodici mattine di preghiere. I giorni dedicati alla Dodicina vengono chiamati stelle. Il cantore, infatti, per tutti i giorni che precedono l’otto dicembre annuncia nel canto che la “stella” si trova. Sono affezionati gli stabiesi a questo costume che nonostante gli anni mantiene una sua costante e resta nel cuore di tutti giovani e meno giovani. Tanti sono i motivi che spingono a fare un “voto”. Una fede e una tradizione che resiste alla crisi.

Servizio a cura di Ciro Serrapica

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