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Postato by on 25 Apr, 2016 in Quarta pagina | 0 Commenti

“Funiculì funiculà” il ricordo di Luigi Denza

“Funiculì funiculà” il ricordo di Luigi Denza

”Jamme, jamme ‘ncoppa, jamme jà, Jamme, jamme ‘ncoppa, jamme jà, funiculì, funiculà” chi tra di voi non si è mai una volta trovato a canticchiare questi versi magari senza neppure sapere che il musicista che compose  ”funiculì, funiculà” era un figlio di Castellammare di Stabia.  Luigi Denza nacque il 23 febbraio 1846 a Castellammare di Stabia, da Giuseppe, un albergatore, e Giuseppa Savoca di Palermo. Avviato agli studi musicali nel celebre Conservatorio napoletano di San Pietro a Maiella, che frequentò per sei anni, ebbe per maestri Paolo Serrao e Francesco Saverio Mercadante per composizione, Valente e Russo per pianoforte, e Scafati e Guerci per canto. Risalgono al 1870 le sue prime canzoni: “T’allicuorde!”, su parole dello stabiese Enrico Bonadia, e Giulia, su testo di Edoardo Randegger. Nello stesso anno é incaricato dal municipio di Castellammare di Stabia di allietare la festa data nella villa del Principe di Moliterno in onore dei principi reali Umberto e Margherita di Savoia, futuri sovrani d’Italia.
Il 13 maggio del 1876 mise in scena a Napoli la sua unica commedia, Wallenstein, tratta dal poema di Friedrich von Schiller, su libretto di A. Bruner. Risalgono a quegli anni la “chanson d’amour” Ricordo di Quisisana, la melodia Si tu m’amais!, dedicata ad Errico Caruso, cui seguirono negli anni “Guè non durmì”, “Se” e “Il bacio più dolce”. Nel 1877 dirige un celebre concerto, in Palazzo Farnese a Roma, sede dell’ambasciata di Francia, alla presenza dei reali d’Italia, conquistando l’amicizia della regina Margherita. Ma la celebrità di Luigi Denza – così come scrivono lo storico Pippo D’angelo e  Angelo Acampora – é indissolubilmente legata alla canzone “Funiculì funiculà”, nata dalla collaborazione con un giornalista napoletano, Peppino Turco. Questi, alloggiato al Grand Hotel Quisisana, nel ritorno dall’inaugurazione della funicolare del Vesuvio, 6 giugno 1880, propose a Denza il testo che, si dice, il maestro stabiese musicò all’istante.Negli stessi giorni, fu organizzata nei locali dello chalet “Stabia Hall”, in Castellammare, dal multiforme principe di Moliterno, una festa notturna a mare, allietata dalle note di Funiculì funiculà. Fu tale il successo che in pochi giorni venne cantata da tutta la città e, a furor di popolo, presentata alla Piedigrotta del 1880 in Napoli. Divenuto, nel frattempo, professore di canto nello stesso Conservatorio napoletano, nel 1883 si trasferì a Londra, dove fu condirettore della London Academy of Music sino al 1898, indi professore di canto alla Royal Academy, cattedra che tenne sino alla morte. Autore di ben ottocento composizioni musicali è celebre anche per aver composto melodiose romanze, quali “Il bacio più dolce” (1879), “Amami” (1880), “Non so scordarti” (1881), “Addio!” (1883) e soprattutto “Occhi di fata” (1884), cantata dai maggiori tenori mondiali, da Beniamino Gigli a Errico Caruso, da Placido Domingo a José Carreras, da Andrea Bocelli a Luciano Pavarotti. Una melodia senza tempo. Denza si spense a Londra il 27 gennaio 1922. La città di Castellammare di Stabia gli ha intitolato una strada ed eretto un busto in villa comunale, mentre un comitato privato ha innalzato una lapide sulla casa natale, in via Mazzini n. 32, il 9 giugno 2001.

La storia di Funiculì funiculà 

Funiculì funiculà è una celebre canzone napoletana scritta nel 1880 dal giornalista Giuseppe Turco e musicata da Luigi Denza. Il testo fu ispirato dall’inaugurazione della prima funicolare del Vesuvio, costruita nel 1879, per raggiungere la cima del Vesuvio. La canzone, eseguita alla festa di Piedigrotta, descrive quindi ai napoletani e soprattutto ai turisti i vantaggi offerti dal nuovo mezzo di trasporto, che permette di salire senza fatica, ammirando il panorama. In breve tempo la melodia divenne celebre in tutto il mondo, consentendo all’editore Ricordi di venderne un milione di copie in un solo anno[1]. Nel corso degli anni venne interpretata anche da grandi tenori, quali Mario Lanza, Luciano Pavarotti, Andrea Bocelli, Muslim Magomaev e molti altri, e venne resa anche in forma orchestrale da Nikolaj Rimskij-Korsakov con il titolo Canzone napoletana  La canzone è incorporata nel movimento finale del poema sinfonico Dall’Italia di Richard Strauss, ispirato dal viaggio in Italia compiuto dal compositore durante l’estate dello stesso anno, e nella rapsodia Italia di Alfredo Casella. Nel film No grazie, il caffè mi rende nervoso, è la canzone che fa da sottofondo ogni qualvolta entra in azione il killer. Nel film Shine viene suonata durante un matrimonio dall’attore Geoffrey Rush che interpreta il ruolo del pianista australiano David Helfgott. Nel film I due colonnelli con Totò e Walter Pidgeon i protagonisti ubriachi cantano insieme la canzone. Nel 2012 è inserita nella colonna sonora del film Benvenuti al Nord di Luca Miniero, nella storica versione del cantante Bruno Venturini.

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