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Postato by on 11 Dic, 2015 in Prima Pagina | 0 Commenti

Giallorossi e Monacielli

Giallorossi e Monacielli

 

Di Vito Nocera

Domenica, dopo anni, saro’ al San Paolo per la gara con i giallorossi della Roma. Colori che non sono mai entrati nei miei sogni di bambino. Gli squadroni che, a parte il Napoli, regalavano emozioni avevano le maglie a strisce. La Roma navigava a mezza classifica e senza campioni. Alcuni suoi giocatori si facevano notare, ricordo piedone Manfredini, lo storico capitano Losi, piu’ tardi l’estroso e incostante Ciccio Cordova, leader dei tempi del mitico Marchini. Ma quella squadra non ci conquisto’ mai. Arrivarono anche stagioni vincenti ( la Roma di Falcao, quella dello scudetto di Batistuta e Capello) ma ormai eravamo cresciuti e la Roma non era entrata nel nostro immaginario calcistico. Vado al San Paolo perche’ il Napoli e’ un sogno prolungato, e’ quelle domeniche pigre vicino alla radio color crema con mio padre. E’ stare in curva con lo zio Eugenio e mio padre a palpitare per la squadretta di Pontel e Tacchi che si arrangiava alla meglio nella serie cadetta. Non sempre si devono vincere scudetti e coppe per rimanere stampati nel cuore di un bambino. Poi, tanti anni dopo, quella felicita’ infinita, non piu’ un pallone ma una sfera luminosa capace di magie. Tornai sugli spalti solo verso la fine di quel ciclo. Sentii come un dovere. Si giocava con la Samp di Vialli e Mancini. I resti di un Napoli stellare. I migliori ancora tutti in campo ma si sentiva ormai nell’aria il vento della resa, il successo che cambiava casacca. Perdemmo quattro a uno e per tornare al San Paolo aspettai la squadra di Novellino che lottava per risalire dalla B. Torno domenica e, perfino al di la’ del risultato, e’ chiaro che quel profumo dolce e’ tornato. Anche senza Spartaco, il centravanti condottiero o privi dell’architetto slovacco, come l’altra sera, ora che soffia il vento arriva sempre qualcuno. Il ragazzino cosmopolita, Chalobah, per nulla sperduto dal suo peregrinare a soli 21 anni tra mille citta’, o lo stesso Insigne, che mette la palla in rete furbo come fosse ancora a giocare in un cortile di Frattamaggiore. Soprattutto come Mertens, folletto dribblomane e felice. Sembra l’incarnazione del famigerato ” monaciello”. I napoletani che raccontano di averlo visto apparire da un mobile o da uno specchio e’ cosi che lo hanno descritto. Piccolo, giovane, chiaro di capelli, perfino forse straniero, lasciato qui nei secoli da qualche nobile fiammingo viaggiatore. La Roma di oggi e’ forte anche se un po’ svagata. Fossi in Sarri pero’ non mi fiderei troppo. Le gare con loro sono state sempre dure per gli azzurri. Piu’ ancora di sempre questa Roma e’ formazione pazza. I Florenzi, i Salah, i Naiggolan sono calciatori anomali, capaci di giocate grandi ma anche di sparire. Negli ultimi anni gli azzurri hanno pero’ sempre saputo metterli sotto. Non mi meraviglierei se ci riuscissero anche stavolta.

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