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Postato by on 29 Gen, 2016 in Prima Pagina, Qui Castellammare | 0 Commenti

Il mercato di Gennaio

Il mercato di Gennaio

Il mercato di Gennaio e quella riconoscenza che non esiste più.

Di Jacopo Petruccione

Capitava nel calcio “romantico” d’altri tempi che i calciatori ambissero a divenire simbolo della squadra in cui militavano.
Capita oggi, invece, che i calciatori, spesso mossi da pressioni “interessate” sì ma legittime di procuratori, cambiano casacca con una facilità impressionante. Succede anche alla Juve Stabia. Forse non sarà, appieno, il caso della cessione di Bombagi, dalla Juve Stabia al Catania, ma questa sicuramente rappresenta l’ultimo, solo in ordine cronologico, esempio di quanto sopra detto. Andiamo a ritroso. Play off della scorsa stagione: Bombagi, dopo un campionato a ritmi alternati, a volte croce e delizia del gioco gialloble, si presenta sul dischetto e sbaglia il rigore che si rivelerà decisivo nell’uscita delle vespe dalla corsa alla B. Il giocatore scoppia in lacrime e viene, forse per la prima volta nel calcio, rincuorato dalla tribuna piena di stabiesi. Passano pochi giorni ed il calciatore dichiara di voler rimanere per riscattare quell’episodio nefasto ma, purtroppo, incappa come molti in un infortunio. La piazza lo aspetta e lo sostiene e lui ricambia in parte tale affetto con un gol al 94′ contro, caso del destino, il Catania. Di lì in poi impiego a fasi alternate e rendimento conseguente per continui stop. Arriva Gennaio e, improvvisamente, il calciatore dichiara di non voler rinnovare a Giugno. Notizia preoccupante per una Società, come quella gialloble, che non naviga nell’oro. Perderlo a costo 0€ a Giugno significherebbe perder un potenziale guadagno e vanificare un investimento fatto. Ecco che in pochi giorni Bombagi, con la caparbietà del suo procuratore, trova un accordo volante con il Catania dell’ex Pancaro. A perdere, solo apparentemente, è la piazza, che si ritrova “tradita” per l’affetto vero mostrato. Ma la verità è che proprio questa piazza, numerosa o non che sia, rappresenta ancora l’ideale del calcio. Proprio quel calcio dei traditori facili, il Castaldo di ieri, il Bombagi di oggi e, chissà, l’Arcidiacono di domani. Gente che bacia troppo facilmente troppe maglie, gente che dimentica e manca di rispetto. Ma il vero calcio non sono loro, il vero calcio è di chi ha voglia di lasciare il segno nella passione della gente.

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