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Postato by on 2 Dic, 2015 in Il Punto, Prima Pagina | 0 Commenti

L’identità unitaria di Napoli

L’identità unitaria di Napoli

Di Vito Nocera

Ci sono diverse citta’, diceva parlando di Napoli il compianto Amato Lamberti, che fu raffinato studioso e amministratore virtuoso. Ma anche lo storico Guido D’ Agostino ha speso e spende ore a studiare, con la sua teoria dei diversi cilindri, quelle diverse citta’ che dentro Napoli sono racchiuse. Si tratta in realta’ di efficaci metafore per descrivere la estrema eterogeneita’,sociale e culturale, che segna Napoli, a differenza di altre metropoli che mostrano, almeno in apparenza, tessuti civili e urbani piu’ unitari e coesi. Senza far torto a D’Agostino e Lamberti, che mi sono stati Maestri, ho pero’ la sensazione che, pur nei tratti differenti che ogni citta’ al suo interno possiede, Napoli sia in fondo dotata di un suo forte profilo unitario. Se Milano e’ la culla produttiva del Paese e dei grandi progetti. Se Roma conserva in se il filo imperiale nel suo nesso col mondo, che ne fa ancora oggi una grande vetrina globale. Napoli resta una citta’ certo complessa ma nel cui dna scorre il sangue di una citta’ capitale. Amministrativamente e socialmente articolata e con una maggiore visione statuale di se. Per questo c’e’ chi, come De Magistris, prova a modellarsi su un profilo di autonomismo se non di vero e proprio revanscismo. Testi come quelli di Pino Aprile un po’ hanno scavato e conferito qualche dignita’ a spinte apparse per tanti anni folklore. E pero’, se Napoli fosse una citta’ vetrina, come in parte e’ per Roma e Milano, la prima delle antiche vestigia la seconda del progresso attuale, forse la semplificazione un po’ rozza di una Napoli neocapitale e autonomistica potrebbe cogliere il segno. Penso, pero’, che questa visione post- classista o a-classista ( che stranamente si ammanta di sinistrismo) non abbia un riscontro effettivo con la Napoli piu’ profonda e ancestrale. Napoli, proprio perche’ nobile capitale, ha saputo e potuto importare quel Movimento Operaio che il Moderno ha prodotto. Esperienza del tutto laterale per Roma e, per paradosso, nella industrializzata Milano, troppo schiacciata dal produttivismo economico. Qui l’innovazione del Movimento Operaio novecentesco, pur troppo fragile industrialmente, miscelata con lo storicismo di Croce, ha prodotto una cultura politica impensabile altrove. Forse solo Torino, pur con storia diversa, un po’ si avvicina. Anche oggi che quel protagonista storico, civilizzato e colto e’ strutturalmente e soggettivamente divelto, permane il lascito di uno spessore civile complesso. Napoli puo’ avere una identita’ unitaria da capitale ma solo se unisce, se sa mettere insieme i suoi diversi protagonisti civili e sociali. Insomma se sa unire e dialogare piu’ che dividere e radicalizzare. E’ questo che, per paradosso, rende oggi piu’ adatto e maturo, per interpretare e rappresentare l’identita’ autonoma della citta’, il ” classista ed ex comunista Bassolino” che non capipipolo improvvisati e leggeri. Una citta’ che, pur nelle difficolta’ e nel disagio, aspira, e senza azzerare una articolazione sociale che altri tenta di assemblare su un ribellismo minoritario e parziale, a ritrovare la propria vocazione profonda di contemporanea ed europea città capitale.

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