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Postato by on 22 Ott, 2016 in Prima Pagina, Qui Castellammare | 0 Commenti

Pd chiusa la sede

Pd chiusa la sede

Castellammare chiusa la sede storica del Partito Democratico.

Il Partito Democratico di Castellammare perde la sede
di Angela Longobardi

 

pd castellammare

Non c’e ‘il vento a far sventolare la bandiera bianca con la scritta Partito Democratico in Corso Vittorio Emanuele a Castellammare di Stabia. Resta lì ferma quella bandiera a testimoniare la fine di una storia di un partito mai nato . Un rumore sordo , quello di un lucchetto che si chiude , è’ l’ultimo suono avvertito nella sede storica dell’oggi Pd . Chiuso. Prima il distacco dell’energia elettrica poi la chiusura della sede per morosità . Dopo quarantaquattro anni ,o su di li , di attività non saranno più le voci animate , divenute col tempo sempre più rare , di iscritti e militanti a riempire quelle mura . Il Partito mai nato , salvo qualche tentativo,nella città che fu laboratorio politico chiude i battenti .Un pugno nello stomaco per quegli operai che nascosero alle famiglie le cambiali fatte per comprare la sede, per quei dirigenti che con sforzi e sacrifici provarono a dare una casa ai militanti e iscritti. Il partito che oggi è capace di eleggere solo il”consigliere di famiglia” e alzare la saracinesca per dar vita a qualche tesserificio, perde da un giorno all’altro la propria casa. Nessun rispetto per la storia che purtroppo non è la “storia” di chi ,attualmente,passeggia per le strade della città fregiandosi di rappresentare nelle istituzioni quella parte politica . Ha sempre, almeno fino ad un quindicennio fa, pullulato di persone la sede di Corso Vittorio Emanuele. Per anni Pasquale prima , Antonio poi, dal bancone del bar , posto all’ingresso hanno accolto “compagni ” e ” compagne” . Al “partito” ci si recava ogni giorno , non solo in vista dei grandi appuntamenti, anche solo per scambiare una parola o per guardare , nel saloncino, il Tg3 delle 19 . Per anni quelle stanze hanno accolto persone di tutte le età. Persino quella terribile domenica del 23 Novembre del1980, il partito era frequentato, è’ lì che i ragazzi e le ragazze della FGCI avvertirono il terremoto. La città che fu laboratorio politico, perde un pezzo di storia. Non vivrà , chissà fino a quando, di voci il salone Di Martino , teatro di tante assemblee , di comitati cittadini dove si discuteva della città e dei suoi problemi, della politica nazionale e non. Lì dove un tempo, in stile Frattocchie, si sono formati i quadri di un partito che riempiva le piazze e faceva opposizione, che è saputo andare al governo nella stagione dell’Ulivo, sarà il silenzio a regnare. Resteranno soli a farsi compagnia il bel dipinto del maestro Antonio Gargiulo e i quadri di Enrico Berlinguer e Aldo Moro. Sara ‘ di nuovo la polvere a cadere e a coprire quello che si era provato a ripulire nei mesi scorsi. Una storia dicono alcuni già scritta . Armando Cossutta, Enrico Berlinguer, Achille Occhetto, Giorgio Napolitano, Massimo D’Alema, alcuni tra i dirigenti che hanno calpestato quel pavimento. Tanti quelli che conservano dei ricordi delle proprie esperienze a Castellammare nella sede di Corso Vittorio Emanuele. Antonio Bassolino ancora oggi analizzando i risultati delle ultime elezioni ricorda un episodio, legato ad una riunione a Castellammare. La città dove un tempo abitava la politica quella che anima e appassiona quella che anche qui ha lasciato il posto al carrierismo sfrenato, all ‘inciucio fatto al bar venti metri più avanti, alle decisioni prese in un paesotto vicino e calate dall’alto, a mantra che si ripetono senza sapere di cosa si parla. La piccola città di Ferrarotti oggi divenuta una città piccola piccola perde un altro luogo dove si sarebbe potuta esercitare realmente e non virtualmente la tanto sbandierata democrazia partecipata.

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