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Postato by on 31 Ott, 2017 in Prima Pagina, Qui Castellammare | 0 Commenti

Randagi in balia di rapitori seriali

Randagi in balia di rapitori seriali

Randagi in balia dei rapitori seriali.

Non c’è pace per i quattro zampe randagi che vivono per le strade di Castellammare oltre alla non curanza dell’amministrazione comunale , all’inciviltà di bande di ragazzini , teppisti e violenti, da sette anni sono costretti a fare i conti anche con i rapitori seriali. Sottratti alle cure e al buon cuore degli animalisti che da anni operano sul territorio per gli sfortunati animali la vita cambia diventando un pellegrinaggio continuo da un comune all’altro.  A lanciare di nuovo l’allarme sull’ultima misteriosa sparizione è di nuovo l’A.D.D.A. (Associazione per la Difesa dei Diritti degli Animali)  attiva da almeno 28 anni sul territorio per la tutela degli animali vaganti e per la diffusione dei principi di civile convivenza uomo-animale.

Non è la prima volta, quindi, che l’Associazione porta all’attenzione pubblica un abominevole fenomeno che ormai da sette anni si verifica nella città di Castellammare in danno degli animali randagi, cioè il loro indiscriminato prelievo ad opera di soggetti del tutto privi di titolo per appropriarsene.

Emblematica la storia di Rocky.Cane stazionante sul territorio, per lo più in Villa Comunale, improvvisamente sparito quasi due settimane fa, subito cercato ovunque dall’A.D.D.A. con l’ausilio del social network FB e via telefono, avvistato prima a Meta di Sorrento, poi a San Giorgio a Cremano e poi a Napoli, sempre “seguito” dall’Associazione nel tentativo di recuperarlo, visto che i volontari se ne occupavano cibandolo e coprendolo di attenzioni da vari mesi … e poi appreso, microchippato a proprio nome presso qualche connivente professionista (veterinario, ovviamente) che pure ben conosceva la storia di Rocky e di come l’A.D.D.A. ne avesse strenuamente richiesto la restituzione in quanto da essa gestito e curato (come la legge prevede) da vivente in libertà, e infine sottratto anche a possibilità di visita da parte dei volontari dell’A.D.D.A., il tutto condito da insulti e derisione gratuiti in danno degli stessi … tutto ciò, ad opera di chi si era recato a recuperare la bestiola con l’impegno di riconsegnarlo all’Associazione, grazie anche all’ausilio del veterinario che si è prestato alla microchippatura infischiandosene altamente delle procedure prescritte.

Il problema, certamente, è generale ed ha assunto proporzioni allarmanti.

Attraverso uno scambio serrato -e talora delirante, se non addirittura chiaramente minatorio- di informazioni (spesso del tutto false) su Facebook,si sono da tempo formati vari gruppi di soggetti che hanno già provveduto a prelevare cani randagi sul territorio, spesso stazionanti da tempo nelle zone oggetto delle “visite” di costoro e curati sia dai volontari dell’Associazione e sia da cittadini amanti degli animali. I predetti soggetti organizzano delle vere e proprie spedizioni, finalizzate a prelevare quel cane anziché quell’altro e poi a dare pubblicità a gran voce su Facebook di fantomatiche adozioni, favorite anche da “staffette” e da ” stalli ” in vari punti della penisola.

Questo gruppo di persone promuove, tra l’altro, raccolte di fondi di notevoli proporzioni, giustificandole con prospettazioni suggestive ed accattivanti.

Ora, è noto ad Associazioni serie come l’A.D.D.A. (in Italia ce ne sono anche parecchie altre, per fortuna) e, soprattutto, alle autorità competenti (ASL, forze dell’ordine e Comune) che quando si dà (o si prende) in affido un cane recuperato sul territorio e vivente in libertà, questo non può essere adottato se non rispettando adempimenti prescritti dalla legge e da apposite normative attuative: e non è che questo passaggio si possa bypassare solo perché Il Popolo di Facebook dice che si deve fare così.

Le regole si devono rispettare, sempre. Altrimenti, non si dimostra di essere buoni animalisti, ma soltanto di essere gente che vuole fare le cose senza alcuna regola; il che va a tutto svantaggio degli animali.

Le “adozioni facili” troppo spesso preludono a vere e proprie sparizioni nel nulla o a ritrovamenti in stato di abbandono a chilometri di distanza.

A questo punto, sarà bene ricordare che cosa prevede la legge in proposito.

Secondo le previsioni della legge quadro 14.08.1991 n. 281(Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo) gli animali (cani e gatti) liberi che vivono sul territorio comunale appartengono al patrimonio indisponibile dello Stato e sono a tutti gli effetti sottoposti alla responsabilità del comune di appartenenza, il quale, infatti, è tenuto a garantirne la cura, la sopravvivenza e la sterilizzazione, obbligo rispetto al quale viene posto contestualmente il divieto di qualsiasi forma di maltrattamento nei loro confronti.

Conseguentemente, il prelievo di animali viventi sul territorio statale può essere effettuato soltanto dai soggetti a ciò preposti ed esclusivamente nei casi previsti dal sopra menzionato testo legislativo (legge 281/1991), nel pieno rispetto delle procedure all’uopo stabilite dalle leggi regionali e dai regolamenti comunali disciplinanti la materia. Non a caso, infatti, la legge Regione Campania 24.11.2001 n. 16(Tutela degli animali d’affezione e prevenzione del randagismo) prevede che “i cani vaganti non tatuati o non riconosciuti, catturati a cura del servizio veterinario dell’A.S.L. competente per territorio, sono ricoverati presso i canili comunali dove vengono tatuati o riconosciuti ai sensi dell’art. 4” (art. 9, comma 2°), che “laddove si accerti la non sussistenza di condizioni di pericolosità per uomini, animali e cose,si riconosce al cane il diritto di essere animale libero… si definisce cane di quartiere” (art. 10, comma 1°) e che “è vietato a chiunque … spostare dal loro territorio singoli gatti o colonie feline che vivono in libertà” (art. 11, comma 2°).

Al Sindaco, in base al D.P.R. 31.03.1979 (art. 3), spetta la funzione di protezione degli animali e di vigilanza sulla osservanza delle leggi e dei regolamenti generali e locali, relativamente alla protezione degli animali ed alla difesa del patrimonio zootecnico. In altri termini: i cani prelevati sul territorio appartengono ex lege al Comune e cioè al Sindaco, su cui ricade la responsabilità del loro benessere e -dunque- della loro sorte (art. 3 D.P.R. 31.03.1979).

Eppure,col pretesto del “bisogna togliere i pelosi dalla strada”, questi soggetti hanno ormai adottato modalità operative particolarmente spregiudicate, improntate al più colossale CHISSENEFREGA del fatto che tanto di leggi nazionali (n. 281/1991 e ss.mm.ii.) e regionali (n. 16/2001 e ss.mm.ii.) prevedono e tutelano ampiamente gli animali che vivono in libertà.

Costoro, cioè, operano in modo del tutto illegale e lo fanno senza alcun ritegno.

Quanto è accaduto a Rocky è un inqualificabile atto d’arbitrio, da portare all’attenzione della cittadinanza, dell’amministrazione comunale e delle forze dell’ordine, presso le quali verrà presentato apposito esposto-denuncia entro le prossime 48 ore.

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