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Postato by on 22 Mag, 2016 in Good News, Prima Pagina | 2 Commenti

Rita da Cascia la Santa dei casi impossibili

Rita da Cascia la Santa dei casi impossibili

Una donna dalla forza straordinaria, amata e venerata. A lei ci si rivolge per ottenere grazie non a caso Santa Rita è detta la “santa dei casi impossibili”.  “Rita – come si legge sul portale del Santuario di Cascia a lei dedicato-  non ci ha lasciato scritti, ma l’esempio vissuto nella quotidianità della sua vita semplice. Donna dalla forte volontà, è andata contro le convenzioni per seguire Gesù Cristo”. Santa Rita nasce nel 1381  con il nome di Margherita Lotti. L’agiografia giunta a noi vuole  Rita figlia di ”Antonio Lotti e Amata Ferri, genitori già anziani, molto religiosi, nominati dal Comune come “pacieri di Cristo” nelle lotte politiche e familiari tra guelfi e ghibellini, e in discrete condizioni economiche, come proprietari di terreni agricoli. I genitori, come era d’uso, la indirizzarono molto presto verso il matrimonio; Rita sposò quindi Paolo di Ferdinando di Mancino (o Mancini), forse un ufficiale della guarnigione di Collegiacone, descritto tradizionalmente come un uomo orgoglioso ed irruente, appartenente alla fazione ghibellina. Le nozze si tennero nella chiesetta di San Montano a Roccaporena. Secondo le agiografie tradizionali, il carattere mite di Rita acquietò, col tempo, lo spirito impulsivo e violento del marito, tanto che questi abbandonò le armi per convertirsi al lavoro presso un mulino da poco accomodato come loro casa. Nacquero due figli (forse gemelli), Giangiacomo Antonio e Paolo Maria. Dopo diciotto anni di matrimonio, Paolo Mancini venne ucciso – probabilmente da suoi ex-compagni, a causa di rancori passati ed accuse di tradimento – mentre rincasava in piena notte. Tuttavia, Rita non serbò odio per gli assassini, anzi pregò anche per i suoi due figli che, come era costume del tempo, probabilmente stavano pensando alla vendetta. I due figli, da lì a breve, morirono di malattia, quasi contemporaneamente. Tale sventura avvenne forse in un periodo compreso tra il 1401 e il 1403. Abbandonata anche dai parenti del marito, Rita decise di prendere i voti ed entrare nel monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena, a Cascia. Chiese per tre volte inutilmente il noviziato, che le venne rifiutato per ragioni non chiare; alcuni biografi pensano che rappresentasse un ostacolo la presenza di una parente del marito mai vendicato tra le monache. Tuttavia, con tenacia, fede e preghiera, Rita convinse la famiglia Mancini ad abbandonare ogni proposito di vendetta. Dopo aver riconciliato i Mancini con le fazioni degli assassini, Rita riuscì ad entrare in monastero intorno al 1407. Secondo la tradizione agiografica che si rifà alla biografia di Cavallucci, Rita, in piena notte, venne portata in volo dal cosiddetto “scoglio” di Roccaporena (altura dove andava spesso a pregare) fino dentro le mura del monastero di Cascia dai suoi tre santi protettori (Agostino, Giovanni Battista e Nicola da Tolentino, quest’ultimo canonizzato soltanto nel 1446). Sempre secondo Cavallucci, la badessa del monastero mise a dura prova la vocazione e l’obbedienza di Rita, facendole annaffiare un arbusto di vite secco, presente nel chiostro del monastero. Il legno, dopo un po’ di tempo, riprese vita e dette frutto. Nello stesso chiostro, oggi, è presente una vite risalente al XIX secolo. Durante i quarant’anni di vita monacale, Rita non solo si dedicò alla preghiera, a penitenze e a digiuni nel monastero, ma uscì spesso per andare in servizio a poveri e ammalati di Cascia. Secondo la tradizione devozionale, la sera del Venerdì Santo dell’anno 1432, ritiratasi in preghiera della Passione di Gesù, dopo la predica di fra’ Giacomo della Marca, avrebbe ricevuto una spina dalla corona del Crocifisso conficcata in fronte. L’evento è uno dei pochi della vita della monaca esplicitamente ricordato nell’iconografia quattrocentesca pervenutaci e nel breve testo dipinto sulla “cassa solenne” (1457), nel quale si legge <<quindici anni la spina patisti>>.La stigmata sulla fronte e la precaria salute la obbligavano a non spostarsi da Cascia. Tuttavia, si narra che nel 1446 volle partire per Roma, per assistere alla canonizzazione del predicatore agostiniano Nicola da Tolentino. La badessa era contraria per via della ferita purulenta sulla fronte, ma essa scomparve il giorno prima del pellegrinaggio, così che Rita poté partire. Al ritorno da Roma, però, la stigmata ricomparve. Rita rimase malata a letto per molto tempo. Sempre secondo la tradizione devozionale seicentesca, che lega strettamente Rita alle api, come apparvero api bianche sulla sua culla, così apparvero api nere sul suo letto di morte. Inoltre, nonostante la fredda stagione, nell’inverno prima di morire Rita mandò sua cugina a prendere una rosa e due fichi nel suo orto a Roccaporena. La cugina, incredula, pensava che delirasse, ma effettivamente trovò tra la neve la rosa rossa e i fichi richiesti, segni interpretati come la salvezza ed il candore dell’anima di suo marito e dei suoi figli. Sulla base di questi racconti, le api, le rose e la spina sono diventati gli attributi iconografici più frequenti della Santa. La monaca agostiniana si spense la notte del 22 maggio 1447 (o, per altri, 1457)”.

SANTA RITA E LA LEGGENDA DELLE API 

La leggenda narra che, mentre i genitori erano occupati a mietere, la piccolissima Rita era stata posta sotto un albero entro una cesta. Un contadino si ferì con la falce ed abbandonò il lavoro per farsi medicare. Passò davanti alla bambina e vide delle api intorno alla cesta e, con la mano ferita, tentò di allontanarle. La ferita si rimarginò. Le api non punsero la piccola Rita, bensì le depositarono il miele nella bocca.

SANTA RITA LE API

SANTA RITA E LE ROSE 

Alla fine dei suoi giorni, malata e costretta a letto, Rita chiede a una sua cugina venuta in vista da Roccaporena di portarle due fichi e una rosa dall’orto della casa paterna. Ma siamo in inverno e la cugina l’asseconda, pensandola nel delirio della malattia. Tornata a casa, la giovane parente trova in mezzo alla neve una rosa e due fichi e, stupefatta, subito torna a Cascia per portarli a Rita.

Da allora, la rosa è il simbolo ritiano per eccellenza: come la rosa, Rita ha saputo fiorire nonostante le spine che la vita le ha riservato, donando il buon profumo di Cristo e sciogliendo il gelido inverno di tanti cuori. I due fichi, invece, può darsi che rappresentino i suoi figli e la consapevolezza che, malgrado tutto, si sono salvati.

Il prodigio delle rose e dei fichi in inverno è reso attendibile da diverse testimonianze raccolte nel processo per la beatificazione nel 1626.

Uscendo dalla porta vicino alla cella di Santa Rita, si può vedere il roseto in uno splendido scorcio dell’antico monastero, creato in ricordo di questo prodigio. Il roseto che c’è oggi è stato piantato lo scorso secolo. L’orto di Santa Rita, dove la cugina raccolse la rosa e i fichi sotto la neve, si trova a Roccaporena, nella città natale di Rita, a circa 5 km da Cascia.

SANTA RITA LE ROSE

IL PANE E L’OLIO DI SANTA RITA

Nella biografia di Padre Cavallucci, riprodotta nel primo volume della Documentazione ritiana antica si legge che le monache del monastero usavano nel mese di maggio preparare dei piccoli pani che nel giorno della festa di suor Rita, il 22 del mese, distribuivano ai bisognosi; e “per avere gustato detto pane” molti venivano liberati dalle febbri e da altre infermità.

Ma c’è di più: l’olio della lampada che veniva tenuta costantemente accesa sopra la cassa di Rita, era ritenuto miracoloso, per cui le monache “danno dell’olio di essa lampada a vari per ungere i membri de’ corpi addolorati da qualsivoglia dolore, e s’è trovato con verità che quest’olio ha operato grandissimo giovamento a molti”.

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LA PREGHIERA A SANTA RITA

”Santa Rita da Cascia, modello delle spose, delle mamme di famiglia e delle religiose, io ricorro alla tua intercessione nei momenti più difficili della mia vita. Tu sai che spesso la tristezza mi opprime, perché non so trovare la via d’uscita in tante situazioni dolorose. Ottienimi dal Signore le grazie di cui ho bisogno, specialmente la serena fiducia in Dio e la calma interiore. Fa’ che io imiti la tua dolce mitezza, la tua forza nelle prove e la tua eroica carità e chiedi al Signore che le mie sofferenze possano giovare a tutti i miei cari e che tutti possano essere salvi per l’eternità”

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2 Commenti

  1. È possibile ricevere a casa l’olio della lampada per il mio bimbo di 3 anni? Il mio indirizzo è: Alessia Giulioni, Via della Ninfa 10, 06132 Perugia

    • Gentile Alessia, si deve rivolgere al santuario noi siamo solo un giornale on line e purtroppo non possiamo aiutarla. Provi a contattare il Monastero Santa Rita. Un abbraccio a lei e al suo bambino col cuore e di cuore .
      Monastero
      viale Santa Rita, 13
      06043 Cascia (PG) Italia

      tel. +39 0743 76221
      fax +39 0743 76786
      e-mail monastero@santaritadacascia.org

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