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Postato by on 14 Dic, 2016 in Prima Pagina, Qui Castellammare | 0 Commenti

Sinistra Dem il governo Gentiloni non ci piace

Sinistra Dem il governo Gentiloni non ci piace

Sinistra Dem il governo Gentiloni non ci piace

riceviamo e pubblichiamo

”In assenso alla linea politica della minoranza Dem nazionale, il gruppo stabiese di SinistraDem esprime tutte la sua perplessità circa il nuovo governo Gentiloni. Si è badato più alla continuità con il precedente governo Renziche alle discontinuità richieste a gran voce dall’elettorato.
La sonora sconfitta referendaria del PD renziano è stata infatti un altro boccone amaro da mandare giù per chi vive il PD all’insegna dei suoi valori fondativi e non già come mero strumento autoreferenziale di potere e di legittimazione personale e/o di gruppo (se non proprio di bande).
Vi sono diversi motivi per cui anche in una parte del PD (a Castellammare rappresentata soloda SinistraDem) si sono sostenute le ragioni del “NO”. Ve ne sono di buone sia intrinseche alla riforma bocciata dagli elettori (dalla sovrapposizione disorganica dei temi, che avrebbe potuto essere evitata con il cosiddetto “spacchettamento” proposto dai radicali, alla contrazione democratica della rappresentanza popolare nel nuovo Senato dei nominati, a fronte di esigui risparmi), sia estrinseche alla riforma stessa messe in evidenza dai risultati del referendum.
L’analisi dei flussi rivela piuttosto chiaramente come ad essere stato sconfitto sia stato una sorta di “nuovo blocco sociale” in formazione che, in nome del PD, tiene insieme i ceti medio-alti (imprenditoriali e professionali) delle grandi metropoli italiane e le clientele politiche del Sud, in sostituzione queste ultime dei latifondisti agrari di gramsciana memoria.
Il paradosso per cui il più giovane Presidente del consiglio della nostra storia repubblicana è stato punito dal voto dei più giovani ci dovrebbe far riflettere: ad eccezione della minoranza del PD, in cui militano soprattutto sensibilità più vicine ai valori del socialismo e del cattolicesimo democratico, quale identità politica di sinistra si può riconoscere al PD di Renzi? Il temporaneo successo del Jobs Act, che ha definitivamente istituzionalizzato la flessibilità in uscita dal mercato del lavoro e che è stato sostenuto tramite la fiscalizzazione degli oneri sociali, con l’aggiunta della esorbitante crescita del lavoro accessorio (dei voucher) come nuova frontiera del precariato; gli 80 euro in busta paga di cui non hanno potuto giovarsi i lavoratori più poveri perché incapienti; le piattaforme per i rinnovi contrattuali dei metalmeccanici e del pubblico impiego approvate a ridosso della consultazione referendaria: tutti questi provvedimenti dimostrano il perseguimento di politichedi spesa pubblica neo-clientelariche nulla hanno a che fare con una visione di ricomposizione più egualitaria della società italiana dove al momentocontinuano a farla da padrone la crescita (mascherata) del disavanzo di bilancio, del debito pubblico e della povertà.
Le nostre perplessità si riflettono in questa definizione del contesto di riferimento. Il nuovo Presidente del consiglio è uomo misurato che sicuramente farà bene e cercherà di riportare il Paese ad un clima più disteso. Se le sue prime parole sono state di non sottovalutare le difficoltà politiche derivanti dall’esito referendario, si può sperare che guarderà ai tanti problemi italiani con un’altra prospettiva.
Ferme restando le aspettative di cambiamento attese dal nuovo governo, il confronto politico interno al PD si sposta sulla celebrazione del congresso prevista tra marzo e aprile del 2017. Questo significa che anche il congresso del circolo stabiese, il cui svolgimento è stato più volte rinviato sostenendo il (falso) problema della mancanza di unità del partito (pretesa a parole, ma povera di fatti), dovrà attendere questi tempi, con l’auspicio di farne buon uso a dispetto delle velocità strumentali impresse da Matteo Renzi.
Nel PD stabiese vi è sempre stato un problema di rispetto della maggioranza verso la minoranza. Il Partito non si deve spaccare ma deve trovare la virtù di un confronto democratico aperto che deve svolgersi preferibilmente presso la nostra storica sede la quale non può e non deve essere dismessa troppo allegramente.
La volontà del popolo sovrano e la forza delle nostre idee sono i due pilastri che ci accompagneranno sempre”

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