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Postato by on 14 Nov, 2015 in Subbuteopia | 0 Commenti

Vite in punta di dito

Vite in punta di dito

Metti un campo verde in panno e astropich, metti una squadra fatta di undici omini, metti la magia di un gioco senza tempo e per un attimo ritornerà la spensieratezza e l’allegria dei 12 anni quando, almeno fino a qualche generazione fa, si trascorrevano i pomeriggi, con gli amici, in interminabili partite a Subbuteo. Una passione che, in molti, hanno portato nel cuore anche da grandi. Una passione che in molti ancora coltivano. Una passione tutta da leggere in Vite in punta di dito.

” Entrando in un negozio – si legge tra le pagine del testo- le cercavamo subito con gli occhi. In fondo bastava cercare quell’angolo di negozio dove il verde predominava. Sì, stiamo parlando proprio di Lui, del Subbuteo.Un gioco? Non direi proprio. Forse sarebbe meglio dire un collante generazionale, perché questo è stato il Subbuteo per tutti i ragazzi cresciuti negli anni ’70 e ’80. Tutti sapevamo cosa fosse, tutti ci abbiamo giocato almeno una volta nella vita, tutti abbiamo schiacciato almeno in una occasione e accidentalmente un omino con un piede. Questo libro racconta le storie di undici persone che col gioco ( ci sono caduto l’ho chiamato così) sono cresciute e sostanzialmente non l’hanno mai abbandonato”.

Undici storie diverse nei contenuti ma identiche nella passione verso il Subbuteo. Leggendo questo libro probabilmente non imparerete a fare il famoso tiro ad effetto, ma saprete perché molti di noi riconoscono subito la differenza fra lo Sporting Lisbona e il Celtic Glasgow. Forse non imparerete a memoria le regole del gioco ma capirete perché quando si metteva sul tappeto l’Olanda era come indossare la maglia di Cruijff e perché era così bello rifare Milan-Inter il lunedì pomeriggio dopo la scuola a Subbuteo.

”Il calcio in punta di dito visto nel suo aspetto più feticistico quindi. Perché coloro che hanno scritto su queste pagine erano dei dodicenni la prima volta che si sono messi in ginocchio a colpire l’omino con l’indice, ma si sentono ancora adolescenti ogni volta che rivedono quel tappeto verde e ancora oggi discutono sul fatto che se mettevi in campo la Juve, l’Ascoli doveva giocare con la maglia blu. Perché il Subbuteo, come dicevamo, non è mai stato e non sarà mai un gioco, ma molto molto di più”.

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